Dal 1900 ad Oggi - La Storia
" Fin da giovane trovavo affascinante osservare l'incontro tra l'intelligenza umana e le forze meccaniche della natura che insieme realizzano complicati e artificiosi marchingegni tali da produrre movimento...
Per anni ho coltivato un'idea che credevo dovesse rimanere un sogno ed invece sta diventando realtà."
(Ugo Weiss)

La passione per la meccanica è stata alla base della straordinaria impresa di Ugo Weiss che costituì nel 1900, con il suo amico Stabilini, una società per l'importazione di componenti per biciclette e successivamente moto e automobili.
C'e persino il nome di Tazio Nuvolari nel libro dei ricordi della Weiss; quando il "mantovano volante" ancora si dedicava alle corse in motocicletta, infatti, erano i tecnici dell'azienda milanese ad occuparsi della regolazione e messa a punto dei carburatori del suo mezzo.
La società fondata da Ugo Weiss all'inizio del secolo ha sempre avuto un ruolo importante nell'evoluzione dei mezzi di trasporto nel nostro paese, ad iniziare dalle biciclette, attraverso le moto ed oggi l'automobile.
Dopo l'inizio, con la denominazione Weiss-Stabilini, come agente di case francesi, tedesche ed inglesi produttrici di componenti per cicli la società assume anche, dopo il primo conflitto mondiale, la rappresentanza di alcune case statunitensi ed entra nel campo della motorizzazione, fornendo la quasi totalità dei costruttori di motociclette di carburatori, cambi di velocità, mozzi e forcelle. Dopo il ritiro di Duilio Stabilini e l'ingresso del figlio del fondatore, Alberto Weiss, la società assume la denominazione di "Ugo Weiss e figlio Alberto" che, in seguito secondo le rigide regole di successione nominativa di un tempo, diventerà "Alberto Weiss e figlio Ugo".
Nel 1967 con il trasferimento della società in una nuova sede la denominazione diventa Weiss-Siam e si evolve successivamente nell'attuale
WEISS Spa.
Sfogliando il libro dei ricordi troviamo che fu la WEISS a proporre alla Fiat l'adozione delle ruote smontabili Senky; i tecnici torinesi rimasero scettici circa la loro funzionalità ma il senatore Agnelli volle provarle con il risultato che finirono ad equipaggiare la totalità della produzione di vetture Fiat di quegli anni; un altro esempio è l'introduzione della dinamo Cav, osteggiata caparbiamente dallo scetticismo dei tecnici del tempo, che trovavano impensabile ed inutile montare una centrale elettrica su di un'automobile.